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Ricordi di vita nel rione : Monti – Metafore e suoni: sirene e campane
Inviato da Maurizio il 24/2/2010 9:55:51 (19 letture)

Non è stato facile rintracciare tra i ricordi tutti i suoni perduti della mia infanzia a Monti. Alcuni sono balzati subito prepotentemente alla memoria; per altri ho dovuto immedesimarmi pienamente nella vita di quei giorni.
Partiamo dai più forti ed evocativi: le sirene e le campane.

Fin da quando le mie giornate terminarono di essere un contenitore senza confini di giochi e di curiosità, non regolate da alcuna cadenza temporale che non fosse il richiamo del mangiare o del dormire, nella mia vita irruppero con violenza le sirene dello stabilimento Staderini in Via Baccina.

Annunciavano, come tutte le sirene delle fabbriche, l’inizio e la fine del lavoro.

Ma io questo non lo sapevo ed ho continuato ad ignorarlo per tutto il tempo che ho abitato lì, fino alla fine della mia adolescenza.

A ripensarci oggi è abbastanza strano, e aggiungerei molto raro che, proprio nel cuore di Roma - che di industriale non aveva praticamente nulla - si levasse, varie volte ogni mattina, l’urlo perentorio, e talvolta senza appello, di una sirena di fabbrica.

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Ricordi di vita nel rione : Le Osterie a Monti
Inviato da Maurizio il 17/2/2010 10:50:00 (43 letture)

Ricordo soprattutto l’odore. Quello inconfondibile del vino sfuso, il vino dei Castelli, col suo retrogusto un po’ amaro e con il colore ambrato o giallo.

Alle spalle dell’oste svettavano grossi boccioni di vetro capovolti, col vino che calava via via che venivano riempiti i tubi e le fojette o i fiaschi, nel gorgoglìo di bolle d’aria.

Quest’odore permeava ogni cosa, i tavoli sgangherati ricoperti di carta e di ossi d’olive, le pareti ingiallite dal fumo di sigarette di infima qualità, i bicchieri sommariamente sciacquati, i banconi, le sedie, le botti, il pavimento sempre sporco di cicche e cocce di fusaie, o coperto di segatura, con gatti impauriti che sgattaiolavano alla ricerca di qualche avanzo.

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Ricordi di vita nel rione : Il mio Carnevale a Monti negli anni ‘50
Inviato da Maurizio il 5/2/2010 20:22:25 (41 letture)
Ricordi di vita nel rione

Cominciamo dall’inizio, anzi dalle origini. Pochi sanno che il Carnevale non è nato a Venezia tanto meno a Viareggio o a Rio, bensì a Roma.
In mezzo ai tre colli, che identificano il Rione Monti e ne costituiscono tutt’ora il simbolo, nacquero infatti i Saturnali, feste romane in cui “ogni scherzo valeva”.
Si sovvertivano per gioco i valori sociali, gli schiavi potevano comandare ai liberti, c’era uno che si mascherava da princeps cioè da capo e poteva provare l’ebbrezza di essere, diremmo oggi, re per una notte.

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Ricordi di vita nel rione : Voci e suoni perduti nei cortili
Inviato da Maurizio il 26/1/2010 22:50:00 (38 letture)
Ricordi di vita nel rione

Da sotto la pesante imbottita, tra le lenzuola calde, nel lungo dormiveglia che precedeva la mia freddissima uscita dal letto, potevo seguire, ora distrattamente ora più attentamente, i suoni provenienti da due cortili.
Erano due dei quattro cortili attraversati dalla nostra lunghissima casa, che si estendeva da Via della Madonna dei Monti fin quasi a Via Baccina.
La finestra della nostra stanza di ragazzi si affacciava sul più misterioso di questi cortili.
A piano terra potevamo scorgere l’oscuro antro di un calderaio che riparava conche e brocche di rame o latta. Il suono di fondo era un martellare che si interrompeva e riprendeva incessantemente.
C’era poi, vicinissima quasi a toccarla, una fontanella perennemente gorgogliante, in un terrazzino che fungeva da tetto del calderaio e collegamento tra due isolati.

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Ricordi di vita nel rione : Pasqua a Monti negli anni ’50: la benedizione delle case. (Seconda parte)
Inviato da Maurizio il 20/1/2010 23:30:00 (38 letture)

Gli eventi che capitarono negli anni durante le benedizioni furono veramente i più disparati così come le case e le persone che abitavano a Monti.
La prima cosa che mi colse di sorpresa fu il fatto che tutte le famiglie volevano non solo offrirti qualcosa da mangiare o da bere ( in quel tempo di povertà si supponeva che un bambino d’oratorio potesse soffrire la fame e non solo essere goloso), ma pretendevano che tu la consumassi lì davanti a loro. Ma noi visitavamo anche diverse centinaia di famiglie al giorno.!... Pensate un po’!
Inoltre i cibi che dovevi trangugiare in fretta non erano tutti, almeno per me, gustosi o raccomandabili. Ricordo, ad esempio che ci fu una vecchietta che pretese bevessi un uovo fresco dal forellino che lei ci aveva fatto con un ago. Non ero tipo in grado di rifiutare, anche se la cosa, mai provata prima, mi creò un misto di schifo e di disagio.
Molti offrivano uova di cioccolata di tutti i tipi, intere o a pezzi .Io avevo seri problemi di fegato e la cioccolata mi era tassativamente vietata -anche se non mi dispiaceva affatto- e quindi la buttavo giù insieme a tutto il resto. C’erano poi le pecorelle di zucchero, i dolci rigorosamente fatti in casa (ma non tutti sempre perfettamente riusciti), i ciambelloni, le crostate, i biscotti (sarà per questo che sono poi diventato diabetico?)ma anche le uova sode colorate, il salame, le coralline, le torte pasquali e tanto altro.
Altro capitolo dolente era costituito dalle bevande. La bevanda più diffusa e più apprezzata nel Rione era senza dubbio il vino. E quello ti dovevi bere, bianco o rosso che fosse, della qualità che la famiglia poteva permettersi, lì, davanti a loro, perché se no si offendevano.
Ricordo che, già un’ora dopo che eravamo partiti il mio stomaco, dentro cui facevano a cazzotti i cibi sopraelencati ed il vino, buttati giù alla rinfusa e in quantità non trascurabile, cominciava ad entrare in subbuglio, la testa a girarmi ed il fegato mi faceva diventare il viso a chiazze rossastre.
Ricordo con grande piacere la visita all’Istituto del Restauro sulla salita verso San Pietro in Vincoli.

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